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AKOYA: Come e cosa si mangia nel nuovo Omakase di Christian Mandura

di ANASTASIA OSSOLA

Un percorso di degustazione esclusivo con soli 10 posti che porta l’autentica esperienza giapponese in città.

Per raccontare davvero Akoya, bisogna partire dall’essenza dell’omakase. In giapponese significa “mi affido a te” e descrive un percorso gastronomico in cui lo chef guida l’ospite attraverso piatti costruiti sui migliori ingredienti del giorno. Seduti al bancone, si assiste a una cucina che parla di stagione, tecnica e sensibilità: più che una cena, un dialogo.

È questa l’esperienza che prende vita all’interno di Spazio Musa a Torino, dove ogni sera solo 10 ospiti possono vivere un omakase firmato dal talento creativo di Christian Mandura e dalla mano esperta dello chef Alessandro Daddea, per anni alla guida di Kensho. L’ambiente è caldo, fatto di legno e mattoni, e l’ingresso è un piccolo rito: un aperitivo di benvenuto nella sala principale, tra opere d’arte, vini selezionati e assaggi che sorprendono al primo morso.

Tartelletta alle mandorle, cuore di edamame, scampo, teriyaki e lime | Raviolo di seppia, caviale di melanzana, fondo vegetale e bieta | Ostriche baby con furikake | Hosomaki di tonno e caviale | Grissini di alga nori con bresaola di wagyu e kizami wasabi. 

Quando tutti gli ospiti sono arrivati, si passa al bancone. Qui Matilde, con la sua energia contagiosa, rompe ogni formalità e costruisce un clima conviviale, mentre la musica accompagna i gesti precisi dello chef.

Il menu si articola in tre atti. Il primo apre con un chawanmushi setoso, un tonno zuke marinato alla perfezione e una tagliatella di calamaro dalla delicatezza sorprendente. Il secondo atto è il cuore dell’esperienza: dieci nigiri preparati davanti agli ospiti, ognuno con la propria identità, dalla sapidità elegante dell’alice marinata alla cremosità della capasanta flambata con tartufo. A chiudere, un temaki di ventresca che è puro comfort food.

Tagliatella di calamaro, crema di teste di calamaro e yuzu kosho, salsa somen e uova di ikura

Nigiri con alice marinata sotto sale e aceto di riso, spennellata di soia, zenzero grattugiato ed erba cipollina

Nigiri con capasanta flambata, teryiaki, sale Maldon e tartufo nero

Il terzo atto è dedicato ai mochi: tre assaggi diversi, dal più tradizionale a quello più goloso, con cuore di cioccolato fondente, caviale e tartufo.

Mochi al cioccolato, ripieno di cioccolato fondente 70%, punta di caviale e tartufo nero

Si torna infine nella sala principale per un caffè e una piccola pasticceria, a chiudere un percorso che non è solo gastronomico, ma emozionale.

Roll con curd alla salvia e gelatina al mango | Frutta in osmosi | Cioccolato frizzante, crema chantilly e mirtilli.

Akoya non è semplicemente un ristorante: è un viaggio guidato, ogni sera diverso, che racconta il Giappone attraverso uno sguardo nuovo, torinese, intimo e sorprendente.

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