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Bersano, alfiere del Piemonte nel mondo: intervista a Federico Orione

Bersano, con una tradizione che dura da più di un secolo, comunica il vino, l’ospitalità e la tradizione piemontese in Italia e nel mondo con la consapevolezza delle proprie origini e una spiccata tendenza all’innovazione.

Federico, come nasce l’azienda Bersano?

Bersano nasce nel cuore di Nizza Monferrato nel 1907, quando Giuseppe Bersano decide di dare forma a un sogno semplice ma potente: trasformare la cultura del vino piemontese in un linguaggio universale di convivialità. Poi arriva suo figlio, Arturo Bersano – avvocato di formazione, visionario per vocazione – che cambia tutto. È lui a intuire, per primo, che il vino non è solo un prodotto, ma un atto culturale, un gesto d’amore verso la terra e le persone. “Vieni amico mio, siediti con me, beviamo il buon vino: è come cantare le lodi della terra e dell’amicizia”, diceva. Da allora, quel gesto di ospitalità è diventato il nostro modo di vivere e lavorare. Oggi, con la famiglia Massimelli alla guida, Bersano custodisce dieci cascine storiche, vigneti di proprietà, due musei unici e un impegno costante: portare eleganza e connessione nei momenti di convivialità. Bersano non nasce da un calcolo, ma da un sentimento. È la storia di chi crede che il vino, quando è autentico, non unisce solo i sapori, unisce le persone.

Come sono cambiate Langhe e Monferrato dal 1907? 

Un tempo, Langhe e Monferrato erano luoghi di silenzio e fatica. La vite era sopravvivenza, non bellezza; il vino, una ricompensa dopo una giornata nei campi. Oggi, quegli stessi pendii sono diventati scenari del desiderio: un patrimonio UNESCO dove l’autenticità contadina si è trasformata in arte di vivere. Oggi si condividono esperienze. L’enoturismo ha elevato ciò che era quotidiano a forma di lusso: non un lusso ostentato, ma intimo, culturale, sensoriale. Le cascine si sono fatte relais, le cantine si sono aperte come gallerie, e il vino è diventato un ambasciatore di territorio, arte e ospitalità. Anche la ristorazione ha seguito questa metamorfosi: la bagna cauda è entrata nei menu stellati, i cuochi sono diventati narratori di paesaggio, e ogni calice racconta una geografia emotiva. Noi di Bersano abbiamo vissuto questo cambiamento dall’interno, dalle nostre dieci cascine storiche e dai nostri musei rurali nati per custodire quella memoria. Oggi apriamo le porte ai viaggiatori del mondo con la stessa semplicità di un tempo, ma con un’eleganza nuova: quella che nasce dal rispetto per le radici e dal desiderio di condividerle. Il Monferrato e le Langhe non sono più solo luoghi da visitare: sono esperienze da vivere, lentamente, come un grande vino che chiede tempo per rivelare la sua anima.

In che modo l’azienda ha contribuito al successo dei vini piemontesi in Italia e nel mondo? 

Con un’idea semplice e rigorosa: portare eleganza e connessione nei momenti di convivialità, creando vini piemontesi di qualità, riconoscibili ed equilibrati, da uve di proprietà, dentro una gamma coerente e ad alto valore percepito. È la nostra bussola ogni giorno, dal filare al calice.  Possediamo vigne e cascine, curiamo ogni passaggio dalla vigna alla bottiglia e difendiamo uno stile leggibile: quando apri una bottiglia Bersano, ritrovi il Piemonte, nitido. Con 10 cascine storiche, due musei e un presidio culturale e ospitale che accoglie e forma l’enoturista, abbiamo trasformato il racconto del territorio in esperienza, e l’esperienza in reputazione. Il risultato? Una scelta naturale per chi vuole bere bene, qui e altrove: l’Italia ci riconosce, l’estero ci sceglie (con una presenza consolidata fuori confine), e i ristoranti trovano in Bersano un alleato affidabile. Identità chiara, qualità costante, valore che resta.

Quali sono i Paesi in cui esportate di più? 

Canada, USA, Svizzera e Germania. Sono i nostri mercati principali per volumi e continuità.

Cosa serve oggi per essere un’azienda vinicola ancorata alle proprie tradizioni, ma aperta al mondo?

A noi piace definirci come una start-up storica: avere più di cent’anni di storia, ma lo spirito curioso e veloce di chi è appena partito. E ad oggi è effettivamente ciò che siamo. Oggi il mercato è iper-competitivo, immediato, esigente: non perdona lentezze né incoerenze. Per questo dobbiamo essere efficienti, flessibili, rapidi nelle decisioni, ma senza mai tradire ciò che ci definisce. L’innovazione per noi non è rottura: è un aggiornamento del patrimonio, un modo per rendere la tradizione rilevante nel mondo di oggi. È così che Bersano resta fedele al proprio passato e, allo stesso tempo, perfettamente contemporanea.

Com’è strutturata oggi l’azienda? Chi ricopre i ruoli chiave e che funzione hanno le diverse cascine disseminate sul territorio? 

Ci ispiriamo a modelli come Apple, dove ogni funzione è interconnessa e il valore nasce dal dialogo continuo più che dalla gerarchia. Siamo un team snello, affiatato e trasversale, dove produzione, marketing, commerciale ed enoturismo si muovono come un unico organismo. La parola chiave è comunicazione: parliamo tanto, ci confrontiamo ogni giorno, e questo spirito collaborativo è stato e resta la chiave del nostro successo. Le nostre dieci cascine sono il cuore pulsante di tutto. In un’ottica di sostenibilità autentica, anche sociale, molte sono affidate ai contadini e alle loro famiglie, che le abitano e si prendono cura dei vigneti. È un modello che valorizza le persone e mantiene vivo il legame con la terra, trasformando la tradizione in equilibrio umano e produttivo. E poi c’è Cascina Badarina, a Serralunga d’Alba, il nostro nuovo volto dell’ospitalità. Appena aperta al pubblico, unisce un cru prestigioso, accoglienza e cultura. È il punto d’incontro tra vigneto, esperienza e racconto: qui il visitatore vive il vino, non solo lo assaggia. Un luogo simbolo del nostro modo di intendere il futuro: radici solide, visione aperta, spirito contemporaneo.

Che annata sarà il 2025? Com’è andata la vendemmia? 

Anche quest’anno la vendemmia si chiude con risultati positivi e un dato costante: quando si lavora su basi solide, la qualità non è mai un’incognita. Grazie ai nostri vigneti nelle aree più vocate del Piemonte, abbiamo potuto, ancora una volta, trasformare la diversità in valore, selezionando le uve migliori da ogni cascina per garantire equilibrio e coerenza stilistica in ogni vino. Quella appena passata è stata un’annata regolare, con un’estate stabile e un settembre bilanciato tra sole ed escursioni termiche. Le uve sono arrivate in cantina sane, con ottimi livelli di acidità e un grado zuccherino equilibrato. Il vantaggio di un patrimonio viticolo così ampio è poter scegliere sempre: valutare ogni parcella, ogni grappolo, e selezionare solo ciò che rappresenta davvero il nostro stile. L’annata 2025 promette vini di grande precisione aromatica, freschi, strutturati e con un importante potenziale di evoluzione nel tempo. Un’altra conferma della visione Bersano: valorizzare la ricchezza del territorio per costruire qualità costante, anno dopo anno.

Il cambiamento climatico sta incidendo in qualche modo sulla vostra attività?

Oggi no, e il merito è del nostro modello. Con 10 cascine nelle aree più vocate possiamo scegliere ogni anno le migliori esposizioni e parcelle, mantenendo uno stile Bersano coerente anche quando la stagione cambia ritmo. E c’è un caso emblematico: Badarina, a Serralunga. A circa 450 m di quota non patisce, anzi beneficia di notti più fresche e maturazioni più lente: il Nebbiolo conserva bevibilità, acidità, finezza tannica e precisione aromatica. Così restiamo fedeli alla nostra missione: portare eleganza e connessione nei momenti di convivialità con vini piemontesi di qualità, riconoscibili ed equilibrati, anche in un contesto climatico più esigente.

Quali novità avete in serbo per il futuro? 

Il 2026 sarà un anno di evoluzione per Bersano. Stiamo lavorando a un nuovo volto per i nostri vini: bottiglie dal profilo più elegante, etichette rinnovate, una ricerca costante di equilibrio tra esperienza, bellezza e precisione. La perfezione forse non si raggiunge mai, ma noi crediamo che tentarla sia l’unico modo per avvicinarsi davvero all’eccellenza. Accanto al restyling, arriveranno nuovi prodotti che ampliano la gamma e rafforzano la nostra identità. E abbiamo appena acceso i riflettori con una limited edition firmata insieme a Mariano Di Vaio: il Barolo Cannubi Riserva 2016, un progetto che unisce arte, passione e prestigio. Bersano è in fermento. E quello che sta per arrivare sarà un passo deciso verso il futuro, senza mai perdere l’eleganza delle nostre radici.

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