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Rivoldrink: da piccola rivendita a distributore di riferimento per il premium beverage

Intervista a Edoardo Angella, direttore marketing e spirits di Rivoldrink.

Perché nessuno parla mai dei grossisti? Eppure, bere bene piace a tutti e andando un po’ a fondo si scopre che sul nostro territorio ci sono delle realtà storiche che sono state capaci di evolversi e adattarsi, o talvolta addirittura anticipare, le tendenze di consumo. È il caso di Rivoldrink, che da piccolo produttore di bevande gassate negli anni ’50 ha saputo crescere, strutturarsi e diventare un punto di riferimento sul territorio per la selezione e la distribuzione di bevande premium e soprattutto di sprits.

Edoardo, oggi Rivoldrink è una realtà di riferimento nel mondo del beverage, ma tutto parte da lontano. Ci racconti com’è nata l’azienda?
Rivoldrink nasce nel 1952 grazie a mio nonno, Elso Rocci, e a mia nonna, Nerina Perotto. Come molti grossisti di bevande degli anni ’50 e ’60, anche loro iniziarono come produttori di bibite. All’epoca avevamo sede a Torino, poi ci siamo trasferiti a Rivoli, dove mio nonno costruì sia il magazzino sia la casa di famiglia.
Producevano aranciata, gazzosa, cedrata e altre bevande gasate. Mio nonno caricava le casse sul suo camioncino e andava in giro per Torino e provincia a vendere porta a porta. Poi arrivarono le grandi bibite americane, che cominciarono a conquistare il mercato, e con esse anche la richiesta di birra. Così nacque l’idea di affiancare alla produzione la rivendita di prodotti già affermati.

Quando avviene il passaggio da produttori a grossisti?
Col tempo, la parte produttiva è andata in secondo piano, mentre la rivendita è cresciuta sempre di più, fino a diventare il solo e unico business. È lì che Rivoldrink si trasforma davvero in un grossista, con un unico obiettivo: quello di rifornire il canale Ho.Re.Ca. (hotel, ristoranti, catering, bar e simili) con prodotti premium e di nicchia.

Quali sono oggi le vostre specializzazioni?
Abbiamo scelto di specializzarci nel beverage, fornendo ai nostri clienti tutto ciò che serve: acqua, bevande gasate, birre, vini e soprattutto spirits. Oggi siamo riconosciuti, infatti, come grossista leader nel Piemonte per il mondo degli spirits, con un assortimento profondissimo di oltre 3.000 referenze e una reputazione consolidata a Torino e oltre.

Negli anni la gestione è passata di mano più volte all’interno della famiglia. Come si è evoluta la leadership?
Dopo mio nonno Elso, è subentrata mia madre Paola Rocci come Amministratore Delegato. All’epoca il fatturato si aggirava attorno al milione di euro, come la gran parte dei grossisti piemontesi. In seguito, è entrato nella posizione di direttore commerciale mio padre, Massimo Angella, che, forte della sua esperienza nel mondo dei grossisti milanesi, ha rivoluzionato l’approccio commerciale dell’azienda, portando l’azienda verso una crescita costante di volumi, fatturato e conoscibilità.

A un certo punto l’azienda diversifica i canali. Come nasce questa strategia?
Con l’arrivo di Massimo e delle sue idee, l’azienda ha cominciato a differenziarsi rispetto a tutti gli altri grossisti competitor, aprendo nuovi canali di vendita. Oltre all’Ho.Re.Ca., è stato aperto il canale consumer, prima convertendo il vecchio spaccio aziendale in una vera e propria enoteca. Poi nell’agosto del 2020, con la mia entrata in azienda, abbiamo lanciato sul mercato il nostro canale online. È stata una mossa coraggiosa: pochissimi grossisti lo avevano fatto, ma ora possiamo dire che si è rivelata assolutamente vincente. L’online ci ha permesso di farci conoscere oltre i confini torinesi e di costruire una community nazionale di appassionati di spirits.

Tu sei entrato ufficialmente nel 2020. Che ruolo hai oggi in azienda?
Esatto si può dire che l’anno in cui sia entrato in teoria in azienda sia il 2020 con la creazione e la gestione del canale online. Dico “in teoria”, in quanto dal 2020 al 2025 (anno in cui sono stabilmente in azienda con il ruolo di Direttore Marketing, Responsabile del Canale Consumer e del Comparto Spirits) mi sono laureato in Marketing Management all’Università Bocconi di Milano e ho fatto un’esperienza molto formativa di due anni e mezzo nel dipartimento Trade Marketing della multinazionale tedesca Haribo.

Il vostro e-commerce è diventato un punto di riferimento per gli amanti del gin. Come è nata questa specializzazione?
Da un’analisi di mercato, mi sono accorto che il vino era già molto presidiato online da tanti big player, mentre per gli spirits il discorso era molto diverso. Abbiamo deciso, quindi, di posizionarci come rivenditore di spirits di nicchia, partendo soprattutto dal gin, una categoria che stava nel 2020 stava muovendo i suoi primi passi. Oggi contiamo oltre 900 etichette di gin da tutto il mondo e siamo considerati il punto di riferimento in Italia per la categoria.

Negli ultimi anni avete anche iniziato a importare in esclusiva. Come è nata questa scelta?
Nel 2021 abbiamo avviato l’importazione diretta di alcuni brand, soprattutto nel mondo gin. Grazie ai viaggi e ai contatti personali, ho conosciuto distillerie artigianali e iniziato collaborazioni dirette. Questo ci permette di avere prodotti unici e indipendenza dai grandi produttori, che spesso impongono prezzi o disponibilità.
Uno dei momenti chiave in questo nostro percorso di importazione e distribuzione esclusiva è stato l’entrata nel nostro catalogo del gin sudafricano Cape Saint Blaize: un cliente ce lo segnalò, lo provammo e ce ne innamorammo subito. Dal 2023 ne abbiamo l’esclusiva per tutto il territorio italiano che, nel 2025, abbiamo fatto diventare il secondo mercato per volumi di bottiglie vendute dopo il Sudafrica.

E alla fine avete anche “chiuso il cerchio” tornando al porta a porta.
Sì, nel 2022 abbiamo acquisito un’azienda che fa consegna a domicilio di acqua e bevande, un po’ come faceva mio nonno negli anni ’50. Questo ulteriore canale B2C ci ha aiutato molto: l’Ho.Re.Ca. garantisce grandi volumi, ma spesso con pagamenti dilazionati; il privato invece paga subito, migliorando il flusso di cassa. Un ulteriore vantaggio dell’avere il contatto diretto con il consumer è quello di capire subito quali siano le tendenze del mercato, permettendoci di poterle cavalcare nel canale Ho.Re.Ca., anticipando i nostri competitor.

Oggi Rivoldrink è una realtà molto strutturata. Qual è la dimensione attuale?
Possiamo dire che Rivoldrink ora non è più una piccola azienda. Con circa 50 dipendenti, oltre 9.000 referenze a catalogo e circa 33.000 metri quadrati di struttura, siamo il grossista beverage leader di mercato nel Piemonte.

E com’è lavorare in un’azienda familiare così grande?
È una grande responsabilità, ma anche un orgoglio. Siamo ancora un’azienda familiare, ma con la struttura di una grande impresa. Oggi siamo in pieno ricambio generazionale: ci siamo io, mio fratello e i miei cugini. C’è entusiasmo, voglia di innovare, di studiare i cambiamenti del mercato e di scoprire nuovi prodotti. Non ci sentiamo mai “arrivati”: ogni giorno c’è fermento, ed è questo che ci sprona a crescere e a fare sempre meglio.

 

 

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